Pedro Almodóvar

Nel 2013 torna alla commedia con Gli amanti passeggeri, ambientato tra la variegata umanità a bordo di un aereo che vola da Madrid a Città del Messico. Dopo aver ‘cambiato pelle’ e abitato i tessuti delle emozioni, Pedro Almodóvar lascia il principio di realtà per quello del piacere. Decollato e invertita la rotta, vola verso il passato e una ritrovata esuberanza sessuale. A governare un aereo in avaria e in volo a ellissi su Toledo è la legge del desiderio e il registro dell’eccesso, congenitamente connaturato all'”almodramma”. Emancipata e ardente, Gli amanti passeggeri è una commedia alla mescalina e come l’alcaloide del peyote ha un’azione eccitante sullo spettatore e sui passeggeri, che affollano una fusoliera satura di colori, pop e omosessualità. Radicale e in barba alle mezze misure, Almodóvar gira un film che pratica l’amoralità propria dello humor camp, guardando alla Spagna e alla crisi che l’ha piegata.

 
 

Nel 2016 torna a prendere in esame il mondo delle donne e dirige Julieta, racconto di trent’anni vissuti sull’orlo di una crisi di nervi e sfociati in un disastro dietro l’altro. Solo un miracolo potrà salvare la protagonista. Ispirato a tre racconti di Alice Munro, assemblati e condensati insieme, Julieta non è un melodramma ma una tragedia perché il destino gioca un ruolo fondamentale. Dopo la parentesi de Gli amanti passeggeri, l’autore torna al ritratto femminile misurato questa volta con il fato, con un Mediterraneo senza luce, agitato da dei crudeli e capricciosi che inghiottono gli uomini o li spiaggiano in un esilio infinito. Viaggio interiore che risale il tempo fino all’avvenimento che ha determinato la vita della sua protagonista.

 
 

L’assurdo, con Almodòvar, si tinge di normalità, l’uso del kitsch persiste, mentre i sentimenti sono quelli della gente comune… L’arte di questo grande regista sta nell’abilità di riflettere la realtà in maniera deformata, ma sempre attinente al nostro quotidiano, seducendoci. (Mymovies)

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