Pedro Almodóvar

Nel 1987 lui e suo fratello Agustìn Almodòvar costituiscono la casa di produzione: El Deseo, S.A. Il “fenomeno Almòdovar” comincia ad essere ricercato in tutto il mondo.
Il suo successo sarà bissato con: Donne sull’orlo di una crisi di nervi (1988), una parodia postmoderna del melodramma amoroso dell’industria Hollywoodiana che commercializza e vende senza dubbio la veridicità di questi sentimenti. Almodóvar, invece, punta a un parola essenziale e di qualità nel suo più stretto significato, amore e amante, attraverso l’immutabilità e la naturalezza dei ruoli che assumono Pepa e Iván. Una serie di intrecci e intrighi che coinvolgono in un gioco inverosimile le vite di tutti i personaggi, destinati a svegliare Pepa da quel torpore disperato generato dall’assenza, la quale si mostrerà essere una donna caparbia e forte, felice della sua vita, di come l’ha vissuta e di come la vivrà col bambino che porta in grembo.

 
 

Legami! del 1990 è la storia d’amore, o meglio, di complicità tra Antonio Banderas e la sua pornostar; è un’esplosione di fisicità. Ma non in senso osceno: si tratta piuttosto di un gioco di complicità pelle a pelle, che contrariamente a quanto ci si aspetterebbe lascia spazio ad un arricchimento personale prima che fisico. Dopo un’infanzia in orfanotrofio e successivamente un’adolescenza in un istituto psichiatrico, Ricky ottiene il permesso di essere rilasciato dal manicomio. Ventitreenne inizia a conoscere quindi il mondo, nonostante le sue frequenti fughe gli abbiano permesso di fare la conoscenza di molte donne. A Marina, pornostar e tossicomane, aveva promesso che un giorno l’avrebbe tolta dalla strada e ora è giunto il momento. Rapitola da un set di un film horror, Ricky la porta a casa sua e la lega al letto, con la speranza che col tempo lei si innamori di lui.Ebbene sì, ci si può innamorare anche del proprio aguzzino se questo è bello, affascinante e soprattutto innamorato come l’Antonio Banderas . Un buon film impreziosito anche dalle belle interpretazioni di Victoria Abril e di Antonio Banderas, sempre più lanciato nella sua carriera d’attore.

 
 

Tacchi a spillo (1991) è un film emblematico, nell’ambito della discussione sulla ricerca dell’amore, sul travestitismo, sul doppio. Ironico come suo solito, ma piuttosto melodrammatico, Almodovar racconta la storia di Rebecca che è sempre vissuta all’ombra della madre, famosa cantante. Da piccola si era macchiata di un crimine contro un compagno di mamma. Ora c’è di mezzo un altro omicidio a cui indaga un giudice che, per motivi di lavoro, ha anche indossato gli abiti femminili in un locale notturno ed ha amato intensamente Rebecca in camerino. La madre si sacrificherà per farsi perdonare dalla figlia l’indifferenza con cui l’ha allevata. Efficace Victoria Abril e anche Miguel Bosé nel ruolo duplice del giudice. Il tentativo del regista sembra di nuovo quello di costruire una grande storia di sentimenti, in cui amore e dolore, crimini e inchieste giudiziarie, sensi di colpa e redenzione si intrecciano.

 

 🙂  continua (clikka sotto sulla quarta pagina)