Pedro Almodóvar

Volver – Tornare (2006), un film tributo alle dive del cinema italiano (in particolare a Sophia Loren e Anna Magnani) con le ritrovate Penélope Cruz e Carmen Maura.
Le donne sembrano bastare e bastarsi in questo film al femminile, dove gli uomini sono portatori di un dolore ancestrale che impongono incuranti a mogli, figlie e nipoti. Almodóvar le riunisce tutte insieme, chiamandole al di qua dall’aldilà, intorno ai tavoli, lungo i fiumi, dal parrucchiere, affinché i morti assistano i vivi, affinché le madri accudiscano le proprie figlie, “bellissime”, come quella viscontiana della Magnani che Carmen Maura guarda alla televisione. Una stella per la grazia creativa di Almodóvar, un’altra per la “resurrezione” di Carmen Maura e due per gli occhi neri di Penélope, quando lacrimano e quando si colmano senza versarsi.
Dopo la Passione narcisistica de “La mala educación”, la Resurrezione della carne e dell’anima. “Volver” inizia con la pulizia delle tombe a suon di zarzuela e prosegue oscillando con civettuola levità fra i sapori piccanti della farsa e la composta amarezza della tragedia classica. Donne, donne, donne, ancora e solo donne, nessuno come Almodovar sa raccontarle, renderle così affascinanti e meravigliose, forti e fragili ad un tempo, generose e spietate. Nell’universo di “Volver” gli uomini sono banditi, solo comparse fugaci, figure evocate dal ricordo. Dopo il cupo e maschile “La mala education” il regista madrileno ritrova la leggerezza, grazie ad un gruppo di meravigliose attrici, ad una storia personale, ma non autobiografica, dove l’unico fantasma realmente presente è quello della madre del regista. “Sono stati i miei ricordi personalissimi ad ispirarmi questo film – ha confessato Almodovar – i primi otto anni della mia vita che ho vissuto a La Mancha, dove il cortile diventava il mio mondo, tutto al femminile, che mi permetteva di vedere la vita dal vivo. Guardavo la vita di mia madre, delle mie sorelle. Era un grande spettacolo. E la vicina di casa era un elemento essenziale in questa piccola organizzazione“.

 
 

La Cruz tornerà anche in Gli abbracci spezzati (2009), film omaggio al cinema del passato attraverso la struggente storia di un regista cieco.

 
 

Nel 2011 torna a Cannes per presentare il suo nuovo lavoro, con un ritrovato Antonio Banderas nei panni di uno scienziato ai limiti della morale: La pelle che abito.

 
 

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