Pedro Almodóvar

l nucleo centrale del film Che ho fatto io per meritare questo? (1984) è rappresentato da Gloria, casalinga tutta casa e cucina. Vive col marito tassista un’esistenza miseranda e ha accumulato una grande frustrazione. È la sfortuna in persona, una parodia che non manca di evidenziare aspetti emblematici di quotidianità, e il dramma esiste.
Stranamente questa è anche una delle sue opere meno conosciute, ma sicuramente uno dei suoi film più complessi, un piccolo capolavoro di originalità ed estro creativo. In esso si fondono con ironia dramma e commedia, realismo e surrealismo, denuncia ed eccesso naif in un’esplosione di colori, di musica,di kitsch, di sottile citazionismo, tipica almodòvariana.
Siccome per Almodòvar la scelta dell’attrice protagonista è sempre stata determinante, non poteva non privilegiare, per questo suo film, quella che negli anni Ottanta rappresentava la sua unica e autentica musa: Carmen Maura. Solo lei, capace di indossare qualsiasi ruolo cucitole addosso dal proprio mentore, avrebbe potuto far orbitare intorno a sé l’intera storia, che grava infatti quasi completamente sulla capacità della protagonista.

 
 

Contemporaneamente, è capace di mettere in luce seducenti talenti al maschile, destinati a future glorie hollywoodiane, come Antonio Banderas in Matador (1986).
Tra i primi e più riusciti film del regista spagnolo, Matador opera un singolare parallelo tra corrida e vita, tauromachia ed amore/erotismo con l’aggiunta del tema dell’ossessione religiosa. Il tutto in perfetto spirito melodrammatico, così peculiare di Almodovar che ricerca (e quasi sempre trova) un difficile e precario equlibrio nelle diverse componenti del suo cinema e che lo tiene (per fortuna dello spettatore) sempre lontano dalla volgarità in cui potrebbe facilmente cadere. Belle le musiche e bravi gli interpreti.

 
 

Con La legge del desiderio (1987), audace melodramma omosessuale, Pedro Almodóvar si è imposto all’attenzione del grande pubblico per la sua idea di cinema libero e trasgressivo, in cui le pulsioni sessuali assumono contorni tanto sfumati quanto incandescenti, al di là di qualsiasi preconcetto. Con tutti i limiti di un’opera ancora acerba, il film ha il merito di essere stato uno dei primi a presentare una storia d’amore fra due uomini al di fuori di ogni tabù, in una piena, solare normalità che esclude i pregiudizi imperanti dell’epoca (e, purtroppo, di oggi). La sua idea di cinema è libera,ai limiti del bizzarro ma colpisce per freschezza e pur se questo film non ha la compattezza stilistica di molto del suo cinema successivo,il suo talento appare ben chiaro,sequenza per sequenza.
Trattasi di una truce storia gay tra delitti, gelosie omosessuali, incesti ecc. Un regista che intrattiene una relazione con un giovane attore suscita le gelosie di un amante che uccide il rivale, sequestra la sorella dell’amato – che in realtà è il fratello travestito – e infine si uccide.

 
 

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