Lesbo è glamour, tutto merito della tv

E sul sito de la7 le italiane si confessano:
«Perché devo provarci solo con gli uomini?»

Da «Sex and the City» a «The L Word»:
le donne che amano le donne sempre più sotto i riflettori

Gay è bello. Di più, è glamour. Soprattutto se l’omosessualità in questione è quella femminile. E non è forse un caso che negli ultimi tempi l’outing lesbico vada tanto di moda, soprattutto tra personaggi dello spettacolo. Non è un caso che anche la televisione si stia sempre più interessando ad un fenomeno che sta riempiendo sempre di più le pagine dei giornali e trovando spazi nelle agende di studiosi e ricercatori. Così, se fino qualche anno fa la trasmissione cult&trendy per eccellenza era «Sex and the City», incentrata sulle avventure e le conquiste maschili di quattro amiche newyorkesi, a distanza poco più di dieci anni dal debutto di Carrie Bradshaw (Sara Jessica Parker) e compagne sull’emittente statunitense Hbo i riflettori si sono accesi su un’altra serie tv a stelle e strisce, «The L Word», in cui ancora una volta le protagoniste sono tutte donne. Che in questo caso, però, degli uomini fanno tranquillamente a meno.

SAFFO SDOGANATA – La serie, che negli Usa ha debuttato nel 2004, è trasmessa in Italia da La7 e dal canale satellitare Jimmy e il sito internet del programma è diventato un punto di riferimento per molte donne italiane che, protette dall’anonimato del nickname, si lasciano andare nelle loro confessioni su fantasie o esperienze omosex. Grazie alla tv, insomma, l’amore saffico sembra essere stato del tutto sdoganato. Anche in prima serata (e nella fascia pomeridiana), come ha dimostrato ad esempio l’edizione appena conclusa del Grande Fratello di cui una delle protagoniste è stata Siria De Falco, la 31enne originaria di Pomigliano d’Arco – che nell’appartamento di Cincecittà ha rappresentato per alcuni degli altri concorrenti (maschi) un vorrei-ma-mpm-posso – che nella vita di tutti i giorni si esibisce come «mangiafuoco» nei locali e che non ha mai fatto mistero – e neppure gli autori del programma – delle sue tendenze sessuali. Tuttavia c’è un grosso rischio, avverte Susan Bordo, filosofa femminista, docente all’Università del Kentuky, in un servizio di Oprah Magazine rilanciato dalla Cnn: pensare che ogni tabù sia definitivamente infranto e che ormai si viva in un mondo dove ogni scelta sessuale è tranquillamente possibile. «Basta dare un’occhiata alle protagoniste di “The L Word” – sottolinea la studiosa – ed è subito chiaro come solo un determinato tipo di lesbica, magra, elegante o mascolina in chiave androgina è accettabile per la cultura dominante».

L COME LESBO – Le ragazze di «The L Word» vivono vite sessualmente intense nell’ambito di storie variegate ma intrecciate tra loro, che hanno come perno un locale notturno, il «Planet», luogo di ritrovo di donne omo e bisessuali. Come in tutte le serie tv che si rispettano, anche in questa ci sono amori che nascono e che finiscono, intrecci e conversioni. Si affrontano i temi cardine delle relazioni omosessuali viste dalla parte di lei, il desiderio di maternità affidato all’inseminazione artificiale, le difficoltà di fare outing, la voglia di abbandonarsi alle proprie pulsioni, le gioie e i dolori, coppie di lunga data che si separano, coppie messe alla prova dall’insorgenza di una malattia incurabile. Nel cast c’è anche Jennifer Beals, che deve la sua fama soprattutto al film che l’ha lanciata, «Flashdance», del 1983, dove interpretava una donna con la passione per la danza che però si manteneva di giorno con un lavoro decisamente maschile, quello di saldatrice in un’officina.

«ORA CI PROVO CON LE DONNE» – Nello spazio web che La7 dedica all’edizione italiana di «The L Word» sono tante le donne che scrivono alla rubrica «Dialoghi a distanza». Per confidarsi, per esprimere dubbi e perplessità, per raccontare le proprie gioie e le proprie paure. le proprie storie e le proprie delusioni. «Ho amato e ho sofferto per la mia migliore amica che poi mi ha spezzato il cuore – scrive Zoe in uno degli ultimi post pubblicati -. So solo che è bellissima e che non è stato facile dimenticarla..abbiamo vissuto momenti magici… purtroppo è sposata e ha due figli meravigliosi». Lula, 26enne della provincia di Napoli, parla invece del «vivere un’esistenza libera, ma non trasparente, tranquilla ma non “serena”, consapevole ma a tratti non “voluta”». E che aggiunge: «Mi piacevano le donne e ancora oggi non posso fare a meno di guardarle e adorarle… solo che se fino a qualche tempo fa mi ripetevo “E’ una tendenza fine a se stessa… per fortuna mi piacciono “anche” gli uomini, sono sempre stata con gli uomini, ho fatto l’amore con loro e mi è piaciuto…e continuerò su questa strada”, oggi la musica è diversa: “se provo attrazione per le donne, per quale dannatissimo motivo non posso provarci con loro, cosi come in passato ho fatto con persone di sesso opposto?». E ancora le storie a lieto fine, come quelle di Ambra e Arual, che si sono incontrate proprio attraverso il forum e ora parafrasando Dante dicono «galeotto fu questo spazio e chi lo suggerì!».

CYNTHIA SUL SET E NELLA VITA – Il passaggio dalle donne cacciatrici di uomini di «Sex and the City» alle donne cacciatrici di donne di «The L Word» sembra insomma ormai assodato. E anche il fato sembra averci messo del suo, se si considera che l’attrice Cynthia Nixon – che in «Sex and the City» interpreta Miranda Hobbes, avvocato di successo con una relazione stabile con un uomo, Steve, con cui ha un figlio e che alla fine decide di sposare – nella vita reale abbia deciso di dare un taglio alla sua decennale storia sentimentale con Danny Mozes, docente di Letteratura Inglese da cui aveva avuto due figlie, per iniziare una relazione sentimentale con Christine Marinoni, tutt’ora sua compagna e di cui parla spesso e volentieri in pubblico.

«FLUIDITA’ SESSUALE» – Gli studiosi americani hanno coniato un termine per spiegare quanto sta avvenendo nell’universo femminile e questa sempre maggiore propensione alle relazioni lesbo: parlano di «fluidità sessuale», dal titolo di un libro («Sexual Fluidity: Understanding Women’s Love and Desire») scritto da Lisa Diamond, professore di Psicologia e studi di genere all’università dello Utah. La stessa Diamond definisce questa fluidità come la «capacità di rispondere eroticamente in modi inattesi a seguito di particolari situazioni o relazioni». Per la Diamond «è qualcosa che non sembra le donne siano in grado di controllare». Come dire che c’è una maggiore propensione all’omosessualità nell’universo femminile. Lo confermerebbe tra l’altro uno studio effettuato dalla Northwestern University nel 2004 mettendo un gruppo di uomini e un gruppo di donne – in entrambi dei quali erano presenti persone dichiaratamente omosessuali e persone etero – davanti a scene di sesso gay: mentre tra gli uomini soltanto gli omosessuali si sono eccitati nel vedere filmati che mostravano due uomini impegnati in rapporti sessuali, tra le donne l’eccitazione di fronte alle scene di sesso lesbo è stata generalizzata. «E questo – è la conclusione del ricercatore che ha curato lo studio, Michael Bailey, interpellato dall’Oprah Magazine -. dimostra la differenza tra il cervello dell’uomo e quello della donna».

Da fiction saffica a reality «Amore e discriminazione» – 15 giugno 2010
In arrivo «The Real L word»: Internet s’infiamma

 «The L Word», la serie televisiva americana che per prima ha rotto il tabù sull’amore saffico, diventa un reality. Il telefilm, attraverso le storie di un gruppo di donne — molto diverse tra loro per temperamento e vita — ha fatto luce sull’universo dell’omosessualità femminile, descrivendo una realtà fino ad allora poco nota e sicuramente ancora meno raccontata. Almeno in televisione. Tutto però con un generoso tocco di glamour. Una specie di «Sex and the city » versione lesbo. In ogni caso, un successo: la serie è stata trasmessa in venti Paesi in tutto il mondo (anche in Italia, su La7 e sul canale satellitare Jimmy) ed è arrivata alla sesta stagione.

Ora, l’evoluzione: dalla fiction al reality. Dal racconto di una realtà al tuffo nelle esistenze di chi ne fa davvero parte. Da domenica 20 giugno, negli Stati Uniti, su Showtime (il canale via cavo che trasmette anche «The L Word») andrà in onda «The Real L Word». È bastato l’annuncio del progetto del reality — un paio di mesi fa—per innescare l’attesa sul web. E ormai, quando mancano pochi giorni al debutto del programma (che come la serie è ambientato a Los Angeles), i filmati con i trailer dello show sono cliccatissimi e le protagoniste sono già diventate volti conosciuti per molti, dopo essere state per settimane al centro di commenti e discussioni in numerosi blog e forum, anche italiani.

Sono sei donne, tra i 27 e i 37 anni. Tutte decisamente diverse tra loro, proprio come nella serie. C’è la bionda Mikey, occhi azzurri e braccia completamente tatuate, che lavora in una galleria fotografica. Poi Whitney, lunghi capelli rasta e trucco marcato: è la più giovane e non nasconde la sua passione per l’aspetto più fisico e carnale dell’amore. E ancora Rose, sensualissima rubacuori, molto somigliante a Eva Mendes (forse con qualche chilo in più ma non per questo meno bella): il suo bacio con la bionda e procace fidanzata (del momento) è già super-cliccato sul web. Nel cast c’è anche Tracy, sguardo pulito e sorriso contagioso, adorata da tutti ma che da quando ha rivelato il suo orientamento sessuale non riesce più a ricucire il rapporto con la madre. E infine una coppia che sogna le nozze: l’insicura Jill e la manager Nikky che in passato è già stata sposata (con un uomo) e che, in una delle anteprime dello show, ha svelato: «Il fratello di Jill è stato il mio primo fidanzatino: in qualche modo era destino che rimanessi in famiglia». Donne diverse dunque, con problemi diversi: c’è chi cerca l’anima gemella e chi invece non riesce che a passare di avventura in avventura. Chi è troppo assorbita dal lavoro e chi per via della sua natura finisce per venire spesso ferita dalla gente.

Per tutte, comunque, ancora troppi cliché da abbattere. Ed è proprio questo uno degli obiettivi dello show: mostrare un mondo per indebolire i pregiudizi di chi non lo conosce. E per questo si è scelto di mantenere un’altra analogia con la serie, ossia non censurare le scene di intimità tra donne. Baci, certo. Ma anche sesso. Tutto quello che fa davvero parte della vita di queste sei donne.

C’è dunque la tenerezza — abbracci, carezze, coccole – ma vengono mostrati anche il desiderio, la passione. Proprio come succede nella realtà. Le telecamere seguono le protagoniste del reality durante le loro giornate con l’intento di descrivere storie autentiche di personaggi indubbiamente interessanti, a tratti complicati, ma che fanno comunque parte di un universo ancora poco esplorato e conosciuto, come spiega Ilene Chaiken, ideatrice sia di «The L Word» che della sua trasformazione in reality: «Con la serie non abbiamo finito di raccontare storie sull’amore tra donne ed è così che è nato questo nuovo progetto: l’intento è divertire ma soprattutto fare luce e capire qualcosa in più su chi appartiene davvero al mondo lesbo».

Gianni

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