Ornella Muti

Giallo napoletano” (1979) di Sergio Corbucci è una commedia nera interpretata da Marcello Mastroianni, Ornella Muti, Renato Pozzetto, Michel Piccoli, Zeudi Araya e Peppino De Filippo. Mastroianni è un suonatore ambulante di mandolino, lavora molto per pagare i debiti di gioco del padre (De Filippo) che si trova coinvolto in un giro di delitti. Non è un film memorabile, nonostante il grande cast, ma si ricorda come ultimo film di Peppino De Filippo.

 

 

La vita è bella (1979) di Grigorij Cuchraj è una coproduzione italo-russa interpretata da Giancarlo Giannini, Ornella Muti, Stefano Madia ed Enzo Fiermonte. La pellicola è girata in Italia, ma c’è la finzione scenica di un paese retto da una dittatura. Si tratta di una commedia scontata dove la Muti interpreta una cospiratrice che scappa con un tassista (Giannini) creduto da tutti un ribelle. Alla fine degli anni settanta, Ornella Muti è una star di prima grandezza a livello internazionale, piace ai francesi e agli spagnoli, riempie le sale italiane ed è pronta per il grande lancio a Hollywood, la mecca del cinema dove compra addirittura una villa. Dino De Laurentiis la scrittura per interpretare la principessa Aura nel kolossal “Flash Gordon” (1980) di Mike Hodges, ispirato al fumetto di Alex Raymond. Nel cast c’è anche Mariangela Melato, altra attrice italiana molto popolare che si era fatta notare in alcune commedie di costume dirette da Lina Wertmüller, interpretate insieme a Giancarlo Giannini. Il film è dotato di grande fantasia visionaria e, anche se la regia non è il massimo, resta indelebile nelle nostre menti la colonna sonora dei Queen realizzata dallo scomparso Freddie Mercury. Flash Gordon è un film fortemente voluto dal produttore De Laurentiis, che spende ben 18 milioni di dollari dell’epoca per una versione delle avventure di un popolare eroe del fumetto fantastico. Molto importante la collaborazione dello scenografo Danilo Donati.

All’inizio degli anni ottanta, Ornella Muti interpreta insieme ad Adriano Celentano due film di grande successo come “Il bisbetico domato” (1980) e “Innamorato pazzo”, entrambi di Castellano e Pipolo. Il primo incassa più di quindici miliardi in soli tre mesi: entrambi sono grandi successi commerciali che consentono alla Muti di alzare il suo cachet d’ingaggio fino alla cifra di trecento milioni a film.


 

“Il bisbetico domato” mette in burletta la commedia di Shakespeare e racconta le avventure del misogino Elia Codogno, imprenditore agricolo nella zona di Voghera che vive con una governante di colore, versione comica della Mamie (Edith Peters) di “Via col vento”. Tutti vorrebbero trovare moglie al padrone di casa, dal prete alla governante, ma lui non vuol saperne di rinunciare alla libertà. Ornella Muti è la ricca Lisa, accolta sotto il tetto di Elia durante una notte tempestosa, che finisce per innamorarsi di lui. La Muti si mette in testa di conquistare un uomo così difficile e misterioso, che non sembra affatto sensibile al suo fascino. Le trovate non sono il massimo dell’originalità e il film è girato quasi tutto in interni, ma il pubblico va in estasi. Ricordiamo una sequenza divertente con Celentano che si commuove mentre guarda le comiche in televisione, ma subito dopo ride a crepapelle quando la Muti cade per le scale e si fa male sul serio. L’attrice cita Chaplin e i principi elementari della comicità: la caduta e la buccia di banana. Celentano la prende in parola. La pellicola si ricorda per alcune sequenze surreali: Celentano che parla con gli animali, un benzinaio oggetto di continue prese in giro, la Muti che fuma la cicoria convinta che sia marijuana, una lite a suon di vasi cinesi e mobili rotti, la caccia ai malvagi cacciatori e il tango in balera mentre i protagonisti dormono in piedi.

Funziona il capovolgimento dei ruoli e la situazione impossibile che vede la Muti pregare un uomo di andare a letto con lei. Ricordiamo un sensuale strip della bella attrice che passeggia per la casa in calze nere sorrette da ammiccanti giarrettiere, quindi si infila nel letto di Celentano, ma lui la respinge. Il film non è niente di più che una farsa surreale alla Celentano con un lieto fine scontato, che vede il bisbetico sciogliersi d’amore per la bella Muti. La canzone “Innamorata incavolata a vita” è un successo. Nel cast ricordiamo Milly Carlucci in versione sexy, che contende alla Muti il fascinoso Celentano a suon di pugni e schiaffi. In ogni caso si tratta di un film per famiglie e la bella attrice romana non è costretta a spogliarsi, ma si limita a mostrare qualche timida giarrettiera e un fugace seno seminudo. Pippo Santonastaso è un prete-allenatore di basket che per vincere la tentazione erotica suona le campane. Molto divertente e trasgressivo per i tempi, mentre mostra le mani segnate dalle corde a un Celentano che confessa di spaccare legna nei momenti di eccitazione. Jimmy il Fenomeno si intravede in un paio di sequenze dove interpreta un nevrotico tifoso di basket.

“Innamorato pazzo” racconta l’improbabile storia d’amore tra una principessa (Muti) in visita a Roma e il conducente d’autobus Barnaba Cecchini (Celentano). Le differenze sociali non sono un ostacolo vista la simpatia che sprigiona l’autista che finisce per coronare il suo sogno. Pure questo film si segnala come un grande successo di pubblico. Inutile dire che i giornali rosa raccontano la solita storia del flirt tra Celentano e la Muti, forse c’è qualcosa di vero, ma come vanno i fatti lo sanno soltanto i diretti interessati.

Partecipò al kolossal statunitense Flash Gordon nella versione di Mike Hodges, nella parte della perfida Principessa Aura, e al thriller Per amore e per denaro di James Toback. Girò diversi film di produzione statunitense, rifiutando il ruolo di protagonista (poi affidato a Carole Bouquet) in Agente 007 – Solo per i tuoi occhi perché il suo costumista, Wayne Finkelman, non era stato ingaggiato dalla produzione.

Nessuno è perfetto” (1981) di Pasquale Festa Campanile è un’altra commedia commerciale che Ornella Muti interpreta accanto a un divertente Renato Pozzetto. La bella attrice romana è Chantal, ex paracadutista diventato donna, la quale sposa un ricco imbranato che non sopporta i pettegolezzi che lo circondano. Un successo, pure se la comicità è ai minimi storici e le trovate risapute.

Per amore e per denaro” (1981) è un film statunitense diretto da James Toback, interpretato da Ray Sharkey nei panni di un banchiere che rapisce la bella moglie (Muti) di un finanziere (Klaus Kinski) che l’ha trascinato in un losco giro internazionale. Secondo Mereghetti è un melodramma pasticciato e incoerente e noi ci fidiamo perché non l’abbiamo visto. Ci sono alcune scene erotiche tra Sharkey e la Muti, ma non sembrano di grande rilievo nell’economia del film.

“Storie di ordinaria follia” (1981) di Marco Ferreri rappresenta un ritorno al cinema impegnato per Ornella Muti che ricopre la difficile parte della donna più bella della città che gioca a imbruttirsi e a farsi del male. Ferreri sceneggia per il cinema uno dei testi più controversi di Charles Bukowsi con la collaborazione di Sergio Amidei. Il film è ambientato a Los Angeles, viene girato negli Stati Uniti e piace molto al Festival di Venezia. Ornella Muti è Cass, bellissima prostituta masochista e autolesionista che si cuce il sesso per rifiutare il ruolo di donna oggetto.


 

Il personaggio è vissuto dalla Muti come una sorta di alter ego eccessivo, perché anche lei si ritiene schiava del morboso interesse che la sua bellezza suscita negli uomini. Bukowski cita il film nella raccolta Niente canzoni d’amore (racconto Pazzo abbastanza). Marco Ferreri diventa Luigi Bellini, l’attore Ben Gazzara è Ben Garibaldi e Ornella Muti si trasforma in Eva Mutton. Perfettamente in linea con il personaggio la definizione di Ornella Muti secondo lo scrittore americano: “ … di lei non sapevo un granché, ma mi dissero che era un gran pezzo di donna, calda e liscia, e che tutti gli italiani sognavano di sbattersela…”. Il film è una coproduzione italofrancese interpretata da Ornella Muti, Ben Gazzara, Susan Tyrrel, Tanya Lopert, Elisabeth Long, Carlo Monni, Katya Berger, Lewis Eduard Cianelli e Cristina Forti.

Ferreri racconta le avventure erotiche del poeta Charles Serking (Gazzara), dedito all’alcol e alla vita dissoluta, che alla fine si innamora della puttana Cass, certo non migliore di lui. Il film deriva da quattro racconti tratti dalla raccolta, ma prende una strada da melodramma nero formalmente ineccepibile, inserendo una storia d’amore non prevista da Bukowski. La pellicola registra un grande successo di pubblico che va al cinema solo per vedere la Muti alle prese con un personaggio maledetto che rasenta la pornografia. Gazzara e la Muti sono molto bravi, ma il film non ha molto a che vedere con le idee di Bukowski. Ricordiamo una conturbante sequenza erotica che mostra lo splendore delle natiche di Ornella Muti girata verso la finestra, mentre Ben Gazzara le accarezza i glutei e si appresta a consumare l’atto sessuale.

 

 

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